Secchio....

scritto da Giullare della morte
Scritto Ieri • Pubblicato 20 ore fa • Revisionato 20 ore fa
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Autore del testo Giullare della morte

Testo: Secchio....
di Giullare della morte

Il tenue borbottio, corso di bocca in bocca tra le persone, ha finito il suo ansioso correre al primo scampanio metallico e intonato di una campana a morto...
Il borbottio si è metamorfosato in silenzio, piantandosi nella terra.
Un silenzio che poi ha messo radici nel mio pensiero .
Da un po' di giorni non vedevo più un'anziana che amava crogiolarsi al sole.
Appoggiava le rinsecchite e curve spalle alla parete di uno scorticato e bianco palazzo.
Pareva una lucertola, ma aveva una pelle fatta di panni e scialli, beneficiandosi del tepore...
Una di quelle anziane che hanno un seno spremuto, che avrà sfamato il tempo e neonati.
Vestita perennemente a lutto.
Un nero che rappresenta i bei ricordi che sono stati portati via dal defunto marito.
La vita si è fermata alla chiusura della bara...
Calcava sulla testa dei fazzoletti neri, ben annodati dietro l'imbiancata nuca, a impacchettarle il rugoso viso.
Le mani giunte sul gonfio grembo la facevano sembrare una delle tante Madonne contemporanee, mai dispensate dalle fatiche e sofferenze della vita, con i loro occhi circondati da piccoli dedali di profonde rughe, su cui le lacrime amano passeggiare.
Alla mattina era sempre lì.
Le spalle affisse alla parete del palazzo, a ricordare un cartellone pubblicitario che promuove solitudine.
Si immergeva in quella cascata di calore e luce per lavarsi l'umido dal suo corpo. Ogni volta mi osservava con quel suo sguardo acquoso, in cui nuotava un'impercettibile lucina, storcendo la bocca sul lato destro a ricordare uno stanco saluto...
A volte l'ho sorpresa con le braccia aperte, come se stesse cercando di spiccare il volo, ma le sue braccia non prendevano la forma di ali; e anche se, per chissà quale miracolo, si fossero tramutate in ali, mai le sarebbe stato possibile spiccare il volo, perché le pesanti e immobili gambe erano due tronchi di quercia ben piantati nella terra.
La terra, piano piano, la stava inghiottendo.
A volte, con quelle braccia allargate, mi ricordava il ritratto di un Cristo con identità femminile che aspettava uno dei suoi figli per donargli una carezza, per abbracciarlo e farsi spugnare, tramite le labbra, le secche e arse labbra.
Da domani si dice che le nuvole copriranno uniformi il cielo.
Il sole si prenderà qualche giorno di licenza.
Pioverà tantissimo e laverà ogni cosa.
Che il vento sarà fortissimo e spazzerà tutto.
Tutto sarà lavato e spazzato...
Ma poi uscirà di nuovo il sole e tinteggerà di luce tutte le strade e i palazzi.
Rimarrà solo un'impercettibile secchiata di nero a incrostare le bianche pareti di un palazzo...
Secchio.... testo di Giullare della morte
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